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L'Europa dal basso

Focus sui temi politici e sociali del processo di integrazione europea con un punto di osservazione speciale dal basso. Questo blog seguirà, passo passo, i movimenti del popolo europeo che agiscono per un'Europa diversa, federale e più democratica. Troverai notizie e aggiornamenti riguardanti le campagne, azioni, manifestazioni, scioperi, forum e assemblee europee che hanno lo scopo di costruire un'Europa dal basso politica e sociale. Fare l'Europa dipende anche da te!

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08

04

2008

Per non dimenticare: i disastri in politica estera del governo Berlusconi

In un recente comizio il candidato premier del Popolo della Libertà ha affermato di non aver potuto onorare le promesse indicate nel Patto con gli italiani in quanto ha dovuto dedicare il 50% del suo tempo al governo a impegni di politica estera. Visti i danni causati dal suo governo sarebbe stato meglio se si fosse dedicato ad altro. Per non dimenticare tali disastri pubblichiamo "Il rapporto sulla politica estera e di difesa del governo Berlusconi" a cura della Tavola della Pace presentato a Perugia nel 2005 durante l'Assemblea dell'Onu dei popoli.

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23

03

2008

Diamo voce al popolo europeo: risposta a Claus Offe

Dopo i referendum in Francia e in Olanda la sinistra europea non ha saputo porre all'attenzione dell'opinione pubblica del vecchio continente nessun piano di rilancio del processo di integrazione europea. Alcuni intellettuali hanno provato a individuare un percorso alternativo per la costruzione dell'altra Europa a cominciare dal filosofo Jurgen Habermas per passare al sociologo Ulrich Beck e per finire a Claus Offe. Il Manifesto ha pubblicato recentemente un'intervista di Offe dal titolo "ll fragile cosmopolitismo del vecchio continente" nel quale lo studioso presenta le sue idee sulla sinistra europea e il suo scetticismo nei confronti del processo di integrazione europea.

Nell'articolo Offe presenta alcune analisi sul ruolo della sinistra europea pienamente condivisibili. In particolare lo studioso tedesco afferma che "la sinistra in Europa è abituata a pensare secondo una logica <<nazionale>>" e che "l'esito negativo dei referendum sulla costituzione europea in Francia e Olanda … dovrebbe essere interpretato come un voto non contro l'Europa ma contro determinate politiche dei governi nazionali". Oltre a criticare giustamente la sinistra per il fatto di non aver proposto nè agende, nè programmi per costituire l'altra Europa e ad affermare che l'Europa non parla con una voce sola nella politica estera, nelle politiche sociali, fiscali e del mercato.

Se da una parte Offe offre un'analisi lucida sulla sinistra europea dall'altra sembra che manchino elementi propositivi per colmare quello che giustamente definisce deficit democratico. Il fatto che i governi nazionali non siano più in grado di controllare problemi globali non spinge Offe a indicare la necessità che l'Ue si doti di un governo democratico che possa dar voce alla cittadinanza europea su questioni di comune interesse e che sia responsabile per le sue decisioni di fronte al Parlamento europeo unica istituzione eletta a suffragio universale.

L'analisi sul processo costituente appare poco realistica. Affermare che "i principi fondativi dell'Unione non le permettono di interferire con la sovranità degli stati membri" è semplicemente falso. Sin dalla sua nascita l'Unione europea si è posta obiettivi ambiziosi. La dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, con la quale si è dato avvio al processo di integrazione europea, ha indicato chiaramente lo scopo della federazione europea ovvero il superamento della sovranità nazionale. La storia dell'integrazione europea è una continua cessione, seppur graduale, di sovranità nazionale. Si pensi, solo per fare un esempio, alla sostituzione delle monete nazionali con l'Euro oppure all'istituzione dell'assemblea di Strasburgo, primo parlamento sovranazionale della storia. E, recentemente, la Carta dei diritti fondamentali che sta diventando un riferimento importante per tutti i giudici e le corti nazionali.

Non convince neanche l'affermazione che "i problemi legati alle politiche del lavoro, la gestione della disoccupazione, la salute, l'immigrazione sono diventati più urgenti e difficili da risolvere a livello nazionale a causa del processo di integrazione europea". Tali problemi non sono, infatti, diventati ingestibili a causa dell'integrazione europea; al contrario la loro soluzione è sempre più difficile perchè la globalizzazione economica ha spostato le decisioni verso luoghi e attori globali dove la democrazia non è di casa. Il processo di integrazione europea, con tutti i suoi limiti, sta cercando di porre un freno alla globalizzazione dei mercati mettendo la politica alla guida dell'economia: si pensi alla multa comminata alla Microsoft per abuso di posizione monopolistica oppure al sostegno unilaterale del protocollo di Kyoto.

L'altra considerazione di Offe che non soddisfa riguarda la sua argomentazione contraria alla proposta di Habermas sul rilancio del processo costituente. Mentre Habermas ritiene "sia importante rafforzare il ruolo degli stati membri più importanti e che una volta che questi avranno adottato una costituzione europea con mandato popolare gli altri si uniranno" Offe, al contrario, afferma che "se si formano alleanze tra stati membri come la Germania e la Francia agli altri mancherà la motivazione di aggiungersi e vorranno al contrario ostruire il processo per punire le presunzioni dirigiste di questi attori." Lo studioso tedesco non vede che la soluzione più probabile per rilanciare il processo costituente è di formare un nucleo d'avanguardia, di cui certamente fanno parte anche Francia e Germania, ma aperto a tutti i paesi grandi e piccoli favorevoli all'integrazione politica dell'Unione europea, che si pone come obiettivo un governo europeo e una Costituzione federale.

Altra affermazione mendace riguarda "il problema che manca una sfera pubblica europea che trascenda i confini tra stati nazionali". A giustificare tale affermazione Offe ricorda che "le manifestazioni di protesta contro la guerra nel 2003 furono più un affare che coinvolse la sola Europa occidentale che un simbolo dell'affermazione dell'identità comune europea". Osservatori esterni ritengono che le manifestazioni del 15 febbraio 2003 siano state le più imponenti del movimento per la pace e diversi commentatorile considerano come i primi passi del popolo europeo. Si ricorda a tal riguardo l'editoriale di Scalfari su Repubblica.

Concludendo possiamo certamente cogliere l'invito di Offe affinchè "La sinistra faccia propria una concezione universalistica delle politiche sociali, legata a un concetto di cittadinanza europea anziché nazionale" ed, anche, a pensare il "reddito minimo come diritto di cittadinanza inteso in senso europeo". E se vogliamo dare un seguito alla proposta di Offe "affinchè la sinistra riesca ad elaborare un programma per la promozione della sicurezza economica come diritto di cittadinanza a livello europeo" occorre inserire queste richieste in un programma di governo europeo e chiedere che le prossime elezioni europee diano voce ai cittadini europei lasciando che siano loro e, non le élite nazionali, a scegliere il presidente della Commissione. Ciò può essere ottenuto se i partiti europei si impegnano sin d'ora a designare un proprio candidato a Presidente della Commissione europea. Tale indicazione potrebbe dare nuovo impulso alle elezioni europee perchè i cittadini oltre a votare il proprio partito possono scegliere chi realizzerà il programma elettorale.

La sinistra europea deve muoversi affinchè ai cittadini europei venga riconosciuto il potere di scegliere chi li governa cosiccome succede ai livelli locale e nazionale. Dopo il trattato di Lisbona la sinistra europea ha il dovere di rilanciare il processo costituente mediante il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine europei alla vita economica, sociale e politica dell'Unione europea.

13

12

2007

UE: Trattato di Lisbona: i giovani contro abolizione simboli europei e per il rilancio della Costituzione europea

Gioventù Federalista Europea

Comunicato stampa

UE: Trattato di Lisbona: i giovani contro abolizione simboli europei e per il rilancio della Costituzione europea

I want my flag back

“Oggi i governi europei hanno firmato ufficialmente a Lisbona il nuovo Trattato Europeo che, sebbene conservi larga parte delle innovazioni presenti nel testo di Costituzione europea, ha affossato lo spirito costituente che lo animava e ha eliminato i simboli che sono propri dei cittadini europei: la bandiera europea e l’inno alla gioia.” Inizia così la dichiarazione congiunta promossa dalla Gioventù Federalista Europea in collaborazione con i Giovani dell’Italia dei Valori e la Sinistra Giovanile, che è stata inviata questa mattina al Presidente della Repubblica.

La dichiarazione dei giovani delle organizzazioni giovanili sull’eliminazione dei simboli segue la dichiarazione del Presidente Napolitano che il 29 ottobre in Piazza del Campidoglio ha detto: "diamo il buon esempio, infischiamocene delle decisioni che hanno eliminato i simboli dal nuovo Trattato, continuando a sventolare quella bandiera e a cantare quell’inno".

Noi giovani europei -continua poi la lettera- siamo la prima generazione che vive la pace dopo la pace: l’integrazione europea ha rappresentato per noi 60 anni di prosperità, la libera circolazione, un Parlamento, la moneta unica, l’Erasmus ed ha allargato questa ricchezza ai nuovi paesi dell’est Europa.

I governi nazionali hanno avuto paura dei simboli di appartenenza dei cittadini alla più ampia cittadinanza comunitaria e alla casa comune europea. I cittadini europei, ed in particolar modo le giovani generazioni, hanno bisogno di riconoscersi nell’Europa.

Per ricreare il rapporto di fiducia con l’Europa c’è bisogno di un governo democratico, capace di sviluppare una politica adeguata alle sfide della nuova epoca. L’Unione europea deve riuscire a parlare con una sola voce e deve coinvolgere maggiormente i cittadini europei nei processi decisionali.. Energia, occupazione, ecologia, sicurezza interna e internazionale richiedono risposte unitarie e mezzi efficaci di intervento. Per questo, in vista delle elezioni europee del 2009, i partiti europei devono indicare fin da subito il loro candidato a Presidente della Commissione europea. I cittadini potranno così contribuire con il proprio voto a designare chi avrà la responsabilità di realizzare il programma per cui hanno votato.

Il 13 dicembre scendiamo nelle piazze di tutta Europa per chiedere che la bandiera europea ci venga restituita e insieme ad essa l’idea di un’Europa sempre più unita con un governo effettivo, dotato degli strumenti necessari ad affrontare le sfide del nostro tempo.



Ufficio stampa: Roberto Race Responsabile comunicazione Gfe robertorace@yahoo.it +39 3339064533 +39 3470885233

08

11

2007

L'Agorà dei cittadini sul futuro dell'Europa

Il Parlamento europeo ha organizzato un forum della società civile l'8 e il 9 novembre. Per aumentare la partecipazione della società civile nel processo di integrazione europea, il Parlamento europeo sta cercando nuove vie per coinvolgere i cittadini in un dialogo permanente sul futuro dell'Europa.

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25

10

2007

I nemici dell'Europa federale

Con questa lettera vorrei replicare alle provocazioni di Gianni Baget Bozzo pubblicate su La Stampa del 23 ottobre nell'articolo "In morte dell'Europa federale". Vorrei smentire la tesi di fondo indicata chiaramente nel titolo dell'articolo e, in particolare, alcune valutazioni che ritengo infondate e senza alcun riscontro con la realtà.

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18

10

2007

L'Italia, i seggi al Parlamento di Strasburgo e la cittadinanza europea di residenza

La questione dell'attribuzione dei seggi a ogni singolo paese dell'Ue e le conseguenti rimostranze del governo italiano per la riduzione del numero degli eurodeputati italiani meritano un approfondimento per meglio capire la posta in gioco.

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